Mattia lo sapeva. Sapeva tutto quanto, ma non riusciva a muoversi da dov’era.

Come se, abbandonandosi al richiamo di Alice, potesse ritrovarsi in trappola, annegarci dentro e perdersi per sempre. Era rimasto impassibile e in silenzio, ad aspettare che fosse troppo tardi. [Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi]

Vagava per l’appartamento silenzioso come il fantasma di se stessa,

inseguendo senza fretta la propria lucidità. Sto impazzendo, pensava alle volte. Ma non le dispiaceva. Anzi, le veniva da sorridere, perché finalmente stava scegliendo lei. [Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi]

Lui mi aspetterà, senza timori e senza angosce, finchè sarò in grado di parlargli.

Capisci? Non esiste l’obbligo di raccontarci sempre tutto e non sentiamo il bisogno di aggiornarci sull’intensità dei nostri sentimenti. (…) Stai pensando che se lui non mi si scaglia addosso per esaminarmi e scoprire perchè tutto d’un tratto mi sono rinchiusa in me stessa, e per chi lo faccio, molto probabilmente è perchè non mi ama abbastanza. Ma per me … Continua a leggere

Ma io credo, con tutto il cuore, che ci sia un luogo, forse non il giardino dell’Eden,

in cui potremo stare insieme. Un luogo che nella “realtà” non è più grande di una capocchia di spillo, per via delle inevitabili restrizioni; ma per noi sarà grande abbastanza, e lì potrai essere te stesso, chiunque tu sia. Solo di una cosa non sono ancora sicura, ed è questo che mi frena: forse non sei in grado di credere … Continua a leggere

Nessuno mai gli aveva parlato così.

Non è solo quello che hai scritto, ma il modo in cui l’hai fatto. Perché questo bambino è stato oggetto di attenzioni, ha avuto anche cure materne e tenerezza in grande quantità, talvolta in modo perfino esagerato. Ma solo di rado ha provato questo piacere: essere capito. Che sollievo. Il sollievo dell’armatura che scopre dentro di sé un cavaliere ancora … Continua a leggere